Apprendimento cooperativo

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Yes

Si tratta probilmente del più antico gruppo di studio e sviluppo sul tema dell'apprendimento cooperativo fra docenti realizzato in Italia.

Si avvia negli anni '80 allo scopo di mettere insieme energie e conoscenze per la innovazione nella scuola a seguito della sua riforma.

Si caratterizza per vedere sperimentate prima sui docenti tutte le tecniche e le idee che poi gli stessi hanno la possibilità di utilizzare nella propria attività professionale.

Ecco come il responsabile del progetto presenta l'iniziativa:

"Il percorso realizzato in questi anni, ha sviluppato la consapevolezza di una nuova prospettiva: il sostegno alle pratiche dell'autonomia della scuola. L'esperienza consolidata in campo educativo e di affiancamento agli insegnanti che operano in apprendimento cooperativo, viene così ad essere proiettata verso una scuola che riflette continuamente ed autonomamente sull'innovazione.

Il progetto è ora in grado di rispondere alle esigenze di integrazione, di intercultura, di motivazione, di lotta alla dispersione, di crescita dell'apprendimento, anche qualitativa. E quindi, al di là dei fondi che la Provincia riuscirà ad impegnare nel futuro, le idee-guida per il lavoro dei prossimi anni sono:
• sviluppare la professionalità di insegnanti che fanno ricerca lavorando con il metodo sperimentale;
• aprire al confronto col mondo universitario e dell'associazionismo della ricerca per una collaborazione fattiva, un supporto metodologico;
• potenziare e diffondere le reti per essere più vicini alle esigenze delle scuole del territorio nell'ottica di una formazione permanente dei docenti decentrata;
• rinnovare/ svecchiare la professionalità docente;
• essere disponibili a interventi per rispondere ai bisogni formativi degli adulti (genitori, personale della scuola, ASL e agenzie territoriali) sempre nell'ottica della formazione permanente;
• promuovere progetti di attuazione dell'autonomia scolastica.

Se si è riusciti a compiere questo percorso è grazie ad alcune circostanze che si sono verificate nello stesso momento. Innanzitutto il fatto che, la Provincia di Torino, pur non avendo deleghe istituzionali in tema di formazione docenti o di innovazione didattica, ha sostenuto e incoraggiato il radicamento del progetto sul territorio. La scelta fatta dalla Provincia, a partire dal 1998 e il suo sostegno finanziario, che negli anni è andato via via aumentando, in modo considerevole, è stato il fattore determinante di questo processo di crescita.
Una scelta politica coraggiosa, certamente fatta in un momento in cui le risorse non scarseggiavano, ma certo anomala rispetto al ruolo istituzionale. L'avere riempito un vuoto formativo di cui invece gli insegnanti avevano estremo bisogno, e lo dimostra il radicamento sul territorio del progetto, ha permesso di rivestire di carne e sangue lo scheletro della domanda di formazione che veniva, prepotentemente “dal basso”, dagli insegnanti “di trincea”, ossia da quelli che sentendo il disagio di un modo di insegnare ormai superato dai tempi, erano disponibili a mettersi in gioco e a cambiare la loro didattica.

Un altra componente che ha favorito la crescita del progetto è stato quella di aver incrociato una serie di formatori di grande levatura, che partendo dai principi fondamentali di una nuova didattica hanno aperto la strada verso un'idea di scuola profondamente diversa, hanno saputo suscitare scenari affascinanti e hanno guidato, passo dopo passo, una pattuglia di insegnanti appassionati alla realizzazione di obiettivi, impensabili all'inizio.

L'altra grande componente sono stati le donne e gli uomini, che sono stati disponibili a formarsi, a studiare, a sperimentare, a confrontarsi, a progettare, a stimolare i colleghi....senza curarsi né del tempo né dei compensi. Hanno lavorato per migliorare se stessi, migliorando così la scuola. Senza l'apporto di queste centinaia di pedine, che ci sono nelle scuole, il cambiamento non può passare.

L'ultima componente è stata l'organizzazione che ha fatto da impalcatura a tutte queste individualità, per impedire che ciascuno andasse per la sua strada, per evitare che le forze si disperdessero in tanti rivoli, che le ha convogliate verso obiettivi prefissati, che ha dato visibilità al processo di crescita.
Anche questo elemento non deve perdersi. Senza organizzazione, si rischia di procedere senza bussola. E di questo è sperabile che la Provincia, che già molto ha fatto, continui a farsene carico."

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